-
Media / Il talento artistico dei rifugiati protagonista a Venezia durante la 58° Biennale d’Arte
-

Il talento artistico dei rifugiati protagonista a Venezia durante la 58° Biennale d’Arte

Scarica il comunicato
Al via l’11 maggio a Venezia Rothko in Lampedusa, un progetto organizzato dall’UNHCR che racconta l’importanza dell’arte come strumento che permette ai rifugiati di esprimere il loro talento e di portare enormi benefici alle comunità che li ospitano. Dalla mostra a Palazzo Querini a workshop, seminari e laboratori artistici: sono tanti gli appuntamenti in programma fino al 24 novembre 2019.

Valorizzare il patrimonio di creatività che i rifugiati portano con sé nella fuga, un contributo che, se libero di esprimersi, arricchisce enormemente le comunità che li accolgono: è questo l’obiettivo di Rothko in Lampedusa, il progetto espositivo organizzato dall’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, e curato da Luca Berta e Francesca Giubilei in occasione della 58. Esposizione Internazionale d’Arte di Venezia, che aprirà al pubblico il prossimo 11 maggio.

Il progetto nasce dalla volontà di proporre una narrazione alternativa rispetto a quella prevalente, in cui i rifugiati siano considerati non come una massa, o un onere spersonalizzato, ma nel loro pieno potenziale di individui unici, portatori di arricchimento per la società nel suo insieme.
Rothko in Lampedusa nasce anche grazie al sostegno del Gruppo UniCredit, fiero di essere main sponsor di questa iniziativa che è un grande esempio di come usare l’arte per fini più alti e come stimolo per un dialogo innovativo su una tematica sociale di grande rilievo. La cultura è senza dubbio un potente motore per lo sviluppo sostenibile delle nostre comunità e UniCredit ha una lunga tradizione di sostegno ad essa attraverso partnership di rilievo e iniziative specifiche che promuovano la crescita sociale ed economica e stimolino un dialogo sull'innovazione per favorire l'inclusione sociale, una maggiore coesione e il comune benessere sociale.

Il titolo Rothko in Lampedusa allude al legame ideale tra uno dei più grandi artisti del XX secolo e la massa mediaticamente anonima che, in fuga da conflitti e persecuzioni, raggiunge le nostre coste a Lampedusa.
Fuggito insieme alla famiglia d’origine dalla Lettonia per approdare in America, nel nuovo paese Rothko ha potuto esprimere il proprio talento e donare all’intera umanità la sua opera. Chi saremmo noi oggi senza Rothko? Se quel rifugiato non avesse trovato, nel paese di accoglienza, delle condizioni idonee all’espressione della sua potenzialità, oggi non avremmo le sue opere. Ecco cosa avremmo perso. E forse questo sta accadendo proprio in questo momento. Forse tra quanti arrivano a Lampedusa - e, per estensione, tra tutti i rifugiati nel mondo - potrebbe esserci il Rothko del XXI secolo.
Sono molti gli ingredienti che fanno parte del progetto, a partire dalla mostra ospitata a Palazzo Querini, palazzo settecentesco messo a disposizione dalla Fondazione Ugo e Olga Levi, che presenterà le opere di otto artisti contemporanei, che hanno vissuto l’esperienza dell’esilio o affrontato il tema della fuga nella loro ricerca artistica. In primis Ai Weiwei – artista tra i più grandi comunicatori della nostra epoca e che come Rothko ha un passato di esilio e fuga – il quale presenta un’opera provocatoria: un “fake Rothko”, ovvero una riproduzione del lavoro del maestro realizzata usando blocchetti di LEGO donati da migliaia di volontari. E poi Adel Abdessemed, Christian Boltanski, Nalini Malani, Abu Bakarr Mansaray, Richard Mosse, Dinh Q. Lê e Artur Żmijewski. Le loro opere dialogheranno con quelle di cinque artisti rifugiati emergenti.
Oltre a presentare le loro opere, Majid Adin (animatore, Iran, rifugiato in Inghilterra), Rasha Deeb (scultrice, Siria, rifugiata in Germania), Hassan Yare (fumettista, Somalia, rifugiato in Kenya), Mohamed Keita (fotografo, Costa d’Avorio, rifugiato in Italia) e Bnar Sardar Sidiq (fotografa, Iraq,
rifugiata in Inghilterra) saranno a Venezia dal 28 aprile al 23 maggio per partecipare ad una residenza artistica, organizzata in collaborazione con il progetto Waterlines, promosso dal Collegio Internazionale dell’Università Ca’ Foscari, dalla Fondazione di Venezia e da San Servolo srl, che offrirà loro l’opportunità di entrare in contatto con la scena artistica internazione e di avviare una rete di relazioni utili alle loro carriere.
Per la prima settimana a Venezia gli artisti emergenti saranno ospitati da famiglie appartenenti alla rete locale di Refugees Welcome Italia, la onlus partner di UNHCR che promuove l’accoglienza in famiglia dei titolari di protezione internazionale. Nelle settimane successive si mescoleranno con gli studenti ospiti del Collegio Internazionale sull’Isola di San Servolo. Il programma per la residenza è costellato da momenti formativi, tra cui visite guidate, seminari, laboratori, organizzati con la collaborazione di Refugees Welcome Italia, Palazzo Grassi – Punta della Dogana, IED Istituto Europeo di Design Spa e l’Università Iuav di Venezia.
“Attraverso l’arte le persone in fuga mantengono viva la propria umanità, la propria dignità e riaccendono la speranza di ricostruzione del proprio paese. Allo stesso tempo contribuiscono, nelle comunità che li ospitano, a gettare le basi per un futuro migliore, fatto di convivenza e di arricchimento nella diversità,” ha dichiarato Carlotta Sami, Portavoce UNHCR per il Sud Europa.
Fino al 24 novembre, il Padiglione dell’UNHCR ospiterà eventi, iniziative, esperienze, incontri.
Tra questi, la performance-installazione Dress For Our Time organizzata in collaborazione con il London College of Fashion della University of the Arts di Londra, con la modella Bianca Balti il 9 maggio; la presentazione del documentario Torn con l’Ambasciatore di Buona Volontà UNHCR Alessandro Gassmann in occasione di Art Night Venezia il 22 giugno – evento, questo, che si inserisce nel programma ufficiale per la Giornata mondiale del rifugiato; il workshop formativo AtWork organizzato dalla Moleskine Foundation e condotto da Simon Njami dal 9 al 13 settembre per 25 rifugiati e richiedenti asilo provenienti dalla rete dei progetti di integrazione nazionale (SIPROIMI), a cui seguirà l’allestimento in mostra dei taccuini elaborati dai partecipanti a Palazzo Querini; e il talk con la Prof.ssa Helen Storey del London College of Fashion, ideatrice del progetto Dress For Our Time, il 22 novembre.
Infine, il Padiglione ospiterà un’installazione interattiva dedicata all’UNHCR e al suo lavoro di protezione dei rifugiati, realizzata dall’agenzia TIWI. All’installazione è legata un’applicazione che consentirà ai visitatori di aiutare concretamente migliaia di famiglie rifugiate in Niger, Iraq e Tanzania attraverso la distribuzione di Refugee Housing Units, innovativi moduli abitativi sviluppati dall’UNHCR in collaborazione con la Fondazione Ikea e con la Fondazione di Disegno Industriale svedese.

Scarica il comunicato