Artisti #withRefugees / Richard Mosse
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Richard Mosse (Kilkenny, 1980) è un fotografo documentarista irlandese, che vive e lavora tra New York e Berlino. Ha conseguito una laurea di primo livello in letteratura inglese presso il King’s College di Londra nel 2001, un MR in studi culturali presso il London Consortium nel 2003, un diploma postlaurea in belle arti presso la Goldsmiths, University of London nel 2005 e un MFA fotografico presso la Yale School of Arte nel 2008.
Ha lavorato in Iraq, Iran, Pakistan, Palestina, Haiti e nell’ex Jugoslavia. È meglio conosciuto per le sue immagini a infrarossi raffiguranti scene di guerra nella Repubblica Democratica del Congo (RDC). Per le sue fotografie a infrarossi ha usato una fotocamera di grande formato: l’aerocromia è una pellicola infrarossa, originariamente destinata alle indagini e alla ricognizione militare, in grado di identificare bersagli camuffati. Registra una luce che non può essere vista dagli umani rendendo l’erba e gli alberi e le uniformi dei soldati in vividi colori rosa.
In un’intervista a cura di Jorg Colberg, Mosse ha dichiarato:

“In quasi tutto il mio lavoro lotto con la sfida di rappresentare fenomeni astratti o contingenti che sono praticamente impossibili da vedere, o almeno molto difficili da mettere davanti a un obiettivo fotografico.”

“Usare una parte di un’arma per capire la crisi dei rifugiati è un compito profondamente ambivalente e politico”.

“Costruire un nuovo linguaggio attorno a quell’arma – uno di compassione e disorientamento, che permette allo spettatore di vedere questi eventi attraverso una tecnologia sconosciuta – è un gesto profondamente politico”.

Mosse ci mostra corpi riconoscibili solo attraverso un’intensa luce bianca, che interpretiamo solo attraverso il contesto del loro paesaggio: le grandi distese di terra e di mare che li circondano, le tendopoli, le barche brulicanti. A differenza dei migranti che hanno popolato le coste europee negli ultimi due anni, questi sono privi di espressioni facciali o demarcazioni culturali – genere, razza, età o sesso.

“La fotocamera che ho usato disumanizza le persone […] La loro pelle si illumina in modo da farli sembrare alieni, o mostruosi e simili a zombi.”

“Puoi vedere la loro circolazione del sangue, il loro sudore, il loro respiro. Non puoi vedere le pupille dei loro occhi, ma invece una gelatina nera. Ma, in effetti, ti permette di catturare ritratti di tenerezza straordinaria. […] È un processo in due fasi: disumanizzarli e renderli di nuovo umani”.